COMMENTO ALLO STANDARD

 

 

COMMENTO ALLO STANDARD

By Manlio Massa

Giudice Internazionale FCI e Allevatore

Socio Fondatore della S.A.T.

 

 

 

L’uomo ha selezionato tutte le razze pure, ognuna per uno scopo preciso e con il lavoro di generazioni, sempre su ogni razza, egli tenta di fissare dei caratteri definitivi, ideali, che consentano a quei soggetti che più vi aderiscono di assolvere alla loro funzione con il minore sforzo fisico e morale.

L’insieme codificato di questi caratteri si chiama “standard”.

Lo standard di una razza canina è, pertanto, la rappresentazione dettagliata del soggetto ideale di quella particolare razza, un disegno verbale inteso a raffigurare in dettagli minuti esattamente come questo cane deve apparire, comportarsi, muoversi.

Col tempo gli standard vengono cambiati, si adattano all’evoluzione morfologica di ogni razza, e viene chiesto un po’ di più per adeguare i nostri cani ad un tipo ancora più vicino alla perfezione. Gli standard moderni, infatti, sarebbero stati improponibili solo 30\40 anni fa, al di là dei rimpianti di qualche romantico di memoria corta. Ogni revisione richiede anni di lavoro di speciali commissioni tecniche che valutando il positivo e funzionale progresso di alcune caratteristiche della razza ne decretano l’inserimento nello standard.

Quello americano, rivisto nel 1990, ed il canadese adottato anche dall’ FCI con l’aggiunta del colore bronzo nel 1996***, sagomano nel particolare ognuna delle peculiarità del Terranova, sia le sue caratteristiche fisiche che quelle caratteriali descrivendoci il cane, letteralmente, dal tartufo alla coda, creando per il lettore esperto una completa fotografia di quello che è considerato corretto e di quello che non lo è.

Quello inglese, precedentemente adottato dall’ FCI, era talmente scarno e poco approfondito da adattarsi alle necessità di ognuno, ed è certamente il maggior responsabile della confusione, riguardo al tipo, che per lungo tempo ha regnato in Europa .

Il commento che seguirà si ripromette di spiegare con una terminologia più semplice e dettagliata quei concetti che sono espressi nei vari standard con frasario tecnico, spesso per addetti ai lavori.

 

Apparenza generale:

Il Terranova, cane da lavoro specializzato nel traino pesante e nel lavoro in acqua, deve impressionare per la sensazione di forza, di imponenza e per la serena fiducia che infonde.

Lo sguardo bonario privo di qualsiasi asprezza, il carattere dolce e benevolo, la groppa larga e potente, l’ossatura pesante, la muscolatura possente, la costruzione adeguata: tutto in lui è disposto per poter assolvere alla funzione in modo equilibrato e perfetto.

Quella funzione è quella per la quale i suoi antenati sono stati selezionati nell’isola che gli ha dato il nome: il lavoro a terra ed in mare a stretto contatto con l’uomo. Se ve ne fosse bisogno ancora oggi sarebbe in grado, come e meglio di allora, di adempiere a quei compiti.

Soprattutto per questo il nostro cane deve apparire armonico.

Ogni parte della sua struttura deve adattarsi in modo concorde alle altre, senza eccessi né manchevolezze e nessuna dovrà apparire sproporzionata.

Un posteriore ben angolato a cui corrisponda una spalla diritta, una testa possente accompagnata da un tronco inadeguato mal si combineranno, pertanto delle indubbie qualità perderanno di valore per lo squilibrio e l’asimmetria che ne deriverà.

Così come una grande taglia ottenuta grazie ad un’eccessiva lunghezza degli arti, perché legata ad un petto insufficientemente disceso, non varrà niente perché renderà il soggetto “alto” e non “grande”.

Il movimento tipico è un altro aspetto fondamentale dell’apparenza generale di tutte le razza canine.

Nel Terranova il trotto è l’andatura più conveniente, questo appare elastico, sciolto, redditizio ed ottenuto senza sforzo. Per alcune caratteristiche alle lente andature ricorda il movimento di un orso. Anche qui esprime forza più che rapidità.

Avremo così il profilo di un animale di grande taglia, con ben marcata l’impronta del proprio sesso, con un fiero portamento della testa, con un collo forte e lungo ed una spalla ben angolata, un garrese ben rilevato, un petto ben sviluppato nelle tre dimensioni, appiombi anteriori diritti e paralleli, ossatura massiccia, linea dorsale tesa e rettilinea, una groppa lunga, larga e giustamente inclinata, una coscia larga e possente, tibia lunga, garretti corti e forti, un treno posteriore ben angolato, una linea ventrale non retratta, una coda forte e sufficientemente lunga, un pelo compatto di giusta tessitura e soprattutto un movimento corretto che sarà poi il risultato di tutte quelle eccellenti caratteristiche appena menzionate.

Come si è visto lo standard (soprattutto quello Americano) non si presta a fraintendimenti: va da sé che qualsiasi difetto dell’anatomia del Terranova che riduca in qualsiasi modo le caratteristiche ideali espresse, e quindi sia da considerarsi un difetto di tipo, è di per sé stesso gravissimo.

Cani privi di sostanza o gracili, con tronchi troppo lunghi o troppo corti, sproporzionati, alti sugli arti, con insufficiente sviluppo dei diametri trasversi e quindi con torace carente nelle sue dimensioni , con linea inferiore levrettata, con ossatura leggera, o di aspetto letargico con eccesso di cute spesso rugosa e costituzione linfatica, oppure con problemi patologici come il rachitismo o caratteriali quali l’aggressività, quindi tutti i soggetti che presentano deviazioni dal tipo, non devono essere presi in considerazione in esposizione né, tantomeno, in allevamento.

Agli inizi della carriera cinofila, è capitato a tutti, di valutare un cane privilegiando e magnificando solo alcuni dettagli della sua morfologia, nel Terranova tutti hanno avuto il periodo della testa, quello dell’ossatura, quello delle angolature e quello del movimento.

Solo quando gli anni e l’esperienza portano ad osservarlo nel suo insieme ed a apprezzarlo per l’armonia che gli deriva dalla combinazione delle sue qualità e, perché no, dei suoi piccoli difetti, solo allora ci si potrà considerare sufficientemente maturi per poter giudicare in maniera veramente produttiva “l’apparenza generale” di un soggetto.

 

La testa:

Una delle peculiarità del Terranova è la sua dolce e benevola espressione, quell’aria di eterno cucciolo che tanti consensi gli ha procurato. Per conservare quest’aspetto “disneyano” è necessario che vengano fatte salve quelle caratteristiche che lo rendono diverso da tutti gli altri suoi simili: la rotondità delle forme della testa e la sua totale assenza di angolosità, le piccole orecchie cadenti, gli occhi infossati e piccoli, il muso pieno, corto e paffuto. Appunto la permanenza di caratteri infantili (neotenici) anche nell’età adulta.

La lunghezza totale della testa è mediamente 37,5-38,5% dell’altezza al garrese.

Appartiene al tipo brachicefalo, nel quale il diametro trasverso è superiore alla metà della lunghezza della testa stessa, essa è quindi molto larga ed il suo perimetro (misurato al livello delle arcate zigomatiche) è pari a circa al’ 80\82%, sempre dell’altezza al garrese e perciò mediamente superiore al doppio della lunghezza della testa stessa.

La testa è costituita dal cranio e dal muso: le proporzioni fra queste due parti sono essenziali per la tipicità del Terranova. Il muso deve essere nettamente più corto del cranio.

Nonostante gli standard non siano sufficientemente chiari circa il rapporto percentuale tra cranio e muso, da misurazioni su un buon numero di soggetti di grande tipo, la lunghezza del muso, presa dalla estremità anteriore del tartufo alla radice dello stop, si aggira intorno al 37% della misura totale della testa, che viene considerata sempre dall’estremità anteriore del tartufo ma fino alla sommità della cresta occipitale.

Del tutto particolare è il punto di fusione del muso al cranio, detto “stop”, che è poco pronunciato ma, a causa del repentino sviluppo delle bozze frontali, visto di profilo, appare brusco.

Un’importantissima caratteristica nella valutazione della testa è il comportamento degli assi cranio – facciali, ovvero la direzione dell’asse del muso rispetto all’asse del cranio.

Questi due assi possono correre fra di loro in tre modi possibili: paralleli, divergenti o convergenti.

Benché non precisato, si evince, dalla lettura degli standard del Terranova, che essi debbono essere paralleli.

Infatti, quando gli assi sono divergenti il muso è invariabilmente lungo quasi quanto il cranio e lo stop è sfuggente, il che non è il nostro caso.

D’altra parte, i musi corti si associano facilmente ad assi convergenti ma sempre in presenza di uno stop marcato.

Giacché noi sappiamo che il Terranova ha sì il muso corto ma uno stop moderato inevitabilmente il comportamento degli assi sarà parallelo.

E difatti, siffatta struttura consente al nostro di rientrare nel tipo infantile, di cui abbiamo già detto, e che è fondamentale per quell’espressione dolce, non triste, che tanto ci attira ed è inequivocabilmente richiesta dallo standard.

I difetti a carico degli assi cranio – facciali sono sempre gravi.

Esistono soggetti con assi divergenti a cui, come si è detto, si associano facilmente un muso più lungo ed in generale teste più strette ed allungate, bozze frontali meno sviluppate, orecchie attaccate basse lunghe e pesanti, occhi posizionati lateralmente e a forma di mandorla con grave nocumento dell’espressione (espressione da segugio). Esistono anche cani con assi convergenti i quali conferiscono all’insieme della testa un aria più severa per via della profonda modifica della regione frontale, stop troppo pronunciato e occhi tondi posizionati frontalmente (espressione da mastino).

 

Il cranio:

La forma generale del cranio varia molto nel cane secondo le razze.

Tra il cranio stretto dei Levrieri e quello breve dei Bulldogs esiste tutta una serie di variazioni al centro delle quali si colloca quello del Terranova, a sua volta particolare.

La volta cranica è nella nostra razza, spiccatamente convessa sia in direzione antero-posteriore che trasversale.

Questo tratto morfologico dona all’aspetto esteriore della testa una caratteristica rotondità che viene in Italiano è denominata “cuffia”, qualità tipica di grande bellezza; di conseguenza il cranio piatto, tratto morfologico di altre razze, nella nostra costituisce difetto.

Trasversalmente il cranio è largo e la sua misura da un’arcata zigomatica all’altra è leggermente inferiore alla sua lunghezza.

Senza entrare in tediose misurazioni al millimetro possiamo dare come indicativa, per un buon cranio di un soggetto maschio adulto, almeno la mano aperta di un uomo.

Lo sviluppo dei muscoli temporali che si trovano tra le ossa della volta cranica e le arcate zigomatiche dovrà essere buono in altezza ma non eccessivo in spessore per impedire che il cranio assuma una forma quadrata o globosa.

La regione masseterina, o guancia, sarà piena e leggermente arrotondata.

La circonferenza del cranio, misurata all’altezza delle arcate zigomatiche, sarà all’incirca il doppio della lunghezza totale della testa.

L’osso più caudale del cranio è l’occipite, che forma un’apofisi allungata (apofisi occipitale) sulla quale si inseriscono alcuni muscoli del collo. La sua prominenza è determinante per i movimenti della testa sul collo ed è quindi auspicabile in tutte le razze normali ad accentuato sviluppo del bilanciere cervico – cefalico.

La base ossea anteriore del cranio costituisce quella che chiamiamo “fronte”; abbiamo già accennato al notevole rilievo delle arcate sopracciliari o bozze frontali le quali hanno come base scheletrica le ossa frontali laddove si protendono a formare l’arco medio – dorsale dell’orbita.

Tra le bozze frontali si trova lo “stop” che come detto è il punto di fusione tra cranio e muso. Lo stop, o salto naso – frontale, ha come base anatomica il punto di congiunzione fra ossa frontale, nasale e mascellare di ciascun lato. E’ soprattutto la forma delle ossa frontali ed il maggiore o minore sviluppo dei seni frontali che determina la caduta dello stop. Nel Terranova lo stop, lo ripetiamo ancora, è moderato, e si trova infossato tra le due prominenti bozze frontali.

La regione della fronte è quindi, otticamente, piuttosto movimentata ed è necessario che sia ampia, gli occhi, infatti, vengono a trovarsi ben distanziati.

La fronte è di importanza capitale per la tipicità della testa, infatti uno dei difetti più sgradevoli e gravi è proprio insufficiente sviluppo delle bozze frontali, che accompagnate ad uno stop sfuggente, modificano drammaticamente e stravolgono l’espressione.

 

il muso

Gli standards americano e canadese ribadiscono più volte quanto sia importante il punto di fusione del muso al cranio che sarà dolce, per via dello stop poco pronunciato e della perfetta inserzione delle facce laterali dei mascellari.

Visto da qualsiasi angolatura, il muso, presenta linee morbide, ben disegnate e perfettamente in armonia con la testa. Tutta la regione facciale è coperta di pelo corto e fine ed è priva di rughe; per quanto si vedano talora soggetti che presentano un lieve accenno di increspatura che, in teste peraltro eccellenti, non disturba.

Il Terranova è un cane a muso corto e molto potente la cui misura, ripetiamo, si aggira intorno al 37% della lunghezza totale della testa. Il muso lungo è uno dei difetti più gravi della testa.

I volumi del muso sono supportati da una base scheletrica di struttura importante, cioè sia la mascella che la mandibola, in tutti i diametri. Infatti l’altezza della sola parte ossea, misurata alla sua radice, è approssimativamente uguale alla sua lunghezza o, addirittura, di poco superiore, perciò se consideriamo che lo sviluppo antero – inferiore del labbro – di cui discuteremo più oltre – oltrepassa in verticale il margine inferiore della mandibola, ecco che il muso, visto di profilo appare approssimativamente iscritto in un quadrato.

Ancora, determinante per la tipicità di razza, è l’andamento della larghezza del muso stesso che, infatti, misurato alla sua radice sarà, nei migliori soggetti maschi, quasi pari alla sua lunghezza e solo leggermente inferiore nelle femmine .

Questa misura, andando verso il tartufo, si mantiene piuttosto costante grazie al parallelismo delle sue facce laterali, perciò il muso alla sua estremità presenterà una minima diminuzione della sua larghezza, terminando bruscamente con una faccia anteriore ampia e piana. La circonferenza del muso, misurata alla radice, è come minimo tre volte e mezza la lunghezza del muso stesso.

Abbiamo già detto che l’asse longitudinale del muso corre parallelamente all’asse longitudinale del cranio (assi cranio – facciali paralleli).

Il profilo superiore della canna nasale, visto di lato, si presenta rettilineo o lievemente convesso come precisato dallo standard, di conseguenza una canna nasale lievemente montonina non costituisce difetto perché non disturba necessariamente l’andamento degli assi, infatti l’asse superiore del muso è una linea immaginaria che taglia, se è il caso, la lieve curvatura delle cartilagini nasali. E’ evidente che la situazione contraria, cioè un profilo concavo, che è invece determinato dall’impalcatura scheletrica, coinvolgerà l’andamento degli assi verso la convergenza e pertanto sarà inammissibile.

Parlando sempre di canna nasale, è importante sottolineare che, vista dall’alto, questa non presenta spigoli né angolosità ed anzi appare arrotondata ai lati in un disegno assai morbido.

 

Il tartufo:

Altrettanto morbido e arrotondato sarà il margine supero – anteriore del tartufo sia visto dall’alto che di lato.

Il tartufo è sempre di grandi dimensioni, con narici ben aperte e perfettamente disegnate, si presenta nero nei soggetti neri e bianco – neri, mentre nei brown è marrone in tono col mantello; nei rari soggetti grigi che talora nascono nella nostra razza (colore non ammesso nei paesi affiliati all’FCI ma riconosciuto negli USA) è di colore blu-grigio sempre in tono col manto; negli ancor più rari isabella (non ammessi in alcun paese), che sono diluizioni dei brown, il colore del tartufo è carnicino.

I difetti di pigmentazione del tartufo, nel Terranova, sono rarissimi, in alcuni soggetti bianco-neri capita alla nascita di notare, una parziale o a volte totale depigmentazione della parte, di questo non bisognerà preoccuparsi in quanto sarà destinata a colmarsi nei primi giorni di vita.

I difetti più comuni di questa regione sono:

  1. a) il tartufo rimontante, cioè debordante sul profilo della canna nasale, che dà un’espressione porcina e volgare
  2. b) il tartufo cadente che punta verso il basso guastando il profilo del muso e più in generale dell’intera testa per via della sua forma
  3. c) il tartufo piccolo, più grave di tutti in quanto non interessa solo l’estetica del soggetto ma, essendo un organo meno adatto ad una libera respirazione, diminuisce l’efficienza funzionale del soggetto e questo è intollerabile, soprattutto in una razza da lavoro .

 

Le labbra:

Si è già detto che l’impalcatura scheletrica del muso è imponente e questo vale sia per la mascella che per la mandibola che è leggermente ricurva e molto larga. Visto di lato il muso appare ancora più profondo essendo il suo profilo inferiore determinato dal labbro e non dalla mandibola.

Incomprensibilmente nessuno degli standard si esprime chiaramente né sul disegno né sull’abbondanza del labbro stesso, le quali caratteristiche ci sembrano invece della massima importanza. Il profilo del muso del Terranova è infatti tipico e caratteristico: un Terranova non sarà mai tale avendo un labbro teso e scarso e neppure con labbra sfuggenti seppur sviluppate, la testa ideale presenta labbra importanti, morbide che ricoprono pienamente il muso. Di lato scendono verticali per tutta la loro altezza per curvare piuttosto bruscamente e proseguire orizzontalmente, parallele alle branche mandibolari, terminando in una commessura labiale non troppo accentuata ma sempre ben presente come d’altronde ci si aspetta da una tale struttura. Viste anteriormente, le labbra, vanno congiungendosi tra loro al di sotto del tartufo, rimanendo comunque separate dal filtro interlabiale, formando un disegno di triangolo isoscele. Una sovrabbondanza dello sviluppo labiale, tale da conferire un aspetto da Bloodhound, è considerata reprensibile per quanto sempre da preferirsi al difetto opposto, cioè le labbra insufficienti.

Il labbro inferiore si presenta anch’esso morbidamente aderente per tutto il corso della mandibola per allargarsi, moderatamente, in due piccole volute al livello della commessura. Lo standard canadese ricorda che è sgradevole vedere commessure ampiamente rovesciate con eccessiva evidenza della mucosa.

Preme chiarire che l’eccesso di salivazione prodotto da alcuni soggetti non è mai da imputare all’abbondanza labiale ma bensì a particolari stati emotivi come l’ansia oppure al clima caldo.

 

La dentatura:

I cani hanno 42 denti. Essi sono diversi per forma e funzione, essendo una dentatura prettamente carnivora riconosciamo in ogni emiarcata superiore: 3 incisivi, 1 canino, 4 premolari, 2 molari, in ogni emiarcata inferiore: 3 incisivi, 1 canino, 4 premolari, 3 molari.

I perni evolutivi della dentatura carnivora sono i canini, atti a offendere e quindi ad uccidere, e i denti ferini (quarto premolare superiore e primo molare inferiore) che con i due molari subito contigui, costituiscono un’apparato tranciante di eccezionale potenza, atto a lacerare le carni e rompere le ossa, chiunque può infatti notare che i cani masticano tenendo la testa piegata di lato.

Questi denti si trovano sull’asse di potenza dei muscoli masticatori (primo fra tutti il massetere) e ciò consente loro si sviluppare una forza nel morso che può arrivare a più di mille kg. per centimetro quadrato.

La funzione degli incisivi è principalmente la pulizia del mantello e della cute ma vengono anche utilizzati per spolpare le ossa piatte.

Si chiama occlusione dentaria o chiusura dentaria il modo con cui i denti dell’arcata superiore entrano in rapporto con quelli dell’arcata inferiore; tranne alcune eccezioni i cani possono presentare le seguenti chiusure:

“a forbice”: nella quale gli incisivi dell’arcata superiore chiudono immediatamente davanti, ma perfettamente aderenti, a quelli dell’arcata inferiore.

“a tenaglia”: nella quale gli incisivi dell’arcata superiore chiudono combaciando perfettamente su quelli inferiori come, appunto, le branche di una tenaglia.

Nel Terranova entrambe sono da considerarsi corrette.

In molti soggetti con chiusure del tutto regolari, succede che i due incisivi centrali (picozzi) inferiori siano di dimensioni leggermente ridotte e posizionati più in basso dell’allineamento degli altri, questo è da considerarsi una minima imperfezione non reprensibile.

 

I principali difetti di chiusura sono:

  1. a) prognatismo: ovvero il ridotto sviluppo della mascella cosicché tutti i denti della mandibola si trovano spostati in avanti rispetto a quelli superiori. Il prognatismo è tanto più grave quanto più accentuato. Il soggetto prognato è da tutti i punti di vista assolutamente normale e talora particolarmente robusto, inoltre il fatto che vi siano razze come il Boxer ed il Bulldog, in cui il prognatismo è una caratteristica di tipo, indica che questa anomalia non è da considerarsi in alcun modo patologica. Nella nostra razza il prognatismo è relativamente raro.
  2. b) enognatismo: ovvero insufficiente sviluppo della mandibola per cui tutti i denti superiori sopravanzano quelli inferiori senza contatto degli incisivi. L’enognatismo è considerato una tara degenerativa collegata generalmente a costituzione gracile e temperamento timido, pertanto è ufficialmente indicato come motivo di squalifica per qualunque razza, è cioè un difetto assoluto.
  3. c) chiusura a forbice rovesciata: ovvero quando gli incisivi inferiori sopravanzano quelli superiori, mantenendo il contatto pur essendo le due mascelle di uguale lunghezza. Questo tipo di chiusura è relativamente frequente nel Terranova razza a muso corto. Giacché essa non comporta alcun deficit funzionale è considerata, da gran parte dei giudici, quale deviazione minore dallo standard.
  4. d) deviazione delle mascelle (in inglese: wry mouth=bocca storta):

ovvero quando la mascella o la mandibola o entrambe si presentano strutturalmente malformate di modo che la chiusura è impossibile o molto difficoltosa. Sarà considerata un difetto molto grave sia in giudizio che in allevamento, perché trattasi di alterato sviluppo della parte scheletrica propriamente detta e non di allineamento dei denti.

 

Anomalie dentarie:

  1. a) dentatura cimurrica: in conseguenza di gravi malattie virali, prima fra tutte il cimurro, che colpiscono il cucciolo prima del cambio dei denti, lo smalto si presenta corroso e mancante a pezzi. I denti assumono un colore giallo ed il loro stato è gravemente peggiorato dall’accumulo di tartaro che attecchisce sul cemento esposto. Pertanto la dentatura cimurrica appare alquanto antiestetica alla vista, ma non bisogna dimenticare che essa rappresenta il segno indelebile di una grave malattia che il cane ha contratto nel periodo in cui era più fragile ma che ha sconfitto. Nonostante la maggior parte degli standard la penalizzi, la ritengo personalmente una “cicatrice di battaglia vinta contro la morte”
  2. b) anomalie di numero degli incisivi: non abbiamo notizia, nel Terranova, della mancanza congenita di uno o più incisivi, mentre a seguito di un trauma, può capitare che un incisivo vada perduto, il che riteniamo non sia penalizzabile.

Viceversa la presenza di uno o due incisivi soprannumerari, soprattutto nella mascella, è reperto di frequente riscontro essendo insito nella larga struttura mascellare. Anche ciò, a nostro avviso, non dovrà essere considerato reprensibile.

  1. c) anomalie del numero dei premolari: abbiamo già detto che il cane ha, normalmente, 42 denti, di cui sedici sono premolari. Può capitare che uno o più di questi manchi congenitamente, e che molto più spesso difettino i piccoli premolari che si trovano subito dietro ai canini. Mentre i giudici di orientamento anglosassone e scandinavo non danno eccessivo peso al numero dei premolari, quelli di scuola tedesca lo considerano un difetto. Allo stesso modo ricordiamo anche che esiste il problema inverso, ovvero la presenza di uno o più premolari soprannumerari.

 

Dentatura da latte.

Anche i cani posseggono una dentatura decidua o da latte, che nasce a circa venti giorni per lasciar spazio a quella definitiva tra i tre mesi e mezzo ed i sette mesi. Nella dentatura da latte sono presenti tutti gli incisivi, i canini, i premolari tranne il primo, mancano i molari.

Quindi il loro numero è di 28 elementi.

Alcune delle più importanti alterazioni della chiusura si potranno già notare in questa fase. Ci preme segnalare che, mentre un leggero prognatismo difficilmente si correggerà, al contrario un altrettanto leggero enognatismo evolverà di regola, con l’allungamento della mandibola, in una normale forbice.

Una regolare occlusione nella dentatura da latte, purtroppo, non è mai una garanzia di altrettanto corretta chiusura nella dentatura definitiva ma va considerata solo alla stregua di un buon punto di partenza.

L’Occhio

 

In proporzione con i volumi della testa, gli occhi sono relativamente piccoli o meglio, essi appaiono piccoli data la loro posizione infossata profondamente, tra l’arcata sopracciliare da un lato e da una lieve bombatura della palpebra superiore dall’altro. Sono piazzati ben distante l’uno dall’altro in accordo con la larghezza delle ossa frontali, in posizione sub-frontale. L’asse che attraversa l’occhio si trova, infatti, inclinato di circa 10\15 gradi sull’orizzontale.

La forma dell’occhio è grosso modo triangolare in quanto l’andamento della rima palpebrale superiore dapprima si dirige piuttosto verticalmente verso l’alto, per poi piegarsi in modo brusco e dirigersi obliquamente verso il basso. Questo andrà considerato un carattere di tipo inconfondibile, indispensabile per ottenere la corretta espressione di razza. Le palpebre devono essere aderenti al bulbo anche se un lieve accenno di scollamento della palpebra inferiore è da ritenersi comune. A carico delle palpebre possono esservi due difetti che sconfinano nel patologico:

  1. a) entropion: ovvero l’arrovesciamento verso l’interno della palpebra superiore e\o di quella inferiore. Le ciglia ed i peli vengono, così, ad urtare la cornea causando dapprima una grave infiammazione e quindi una cheratite che può, persino, condurre alla cecità.

Il cane affetto da questa patologia si presenta in preda ad intensa lacrimazione e spesso tiene gli occhi semichiusi a causa del grave fastidio.

  1. b) ectropion: ovvero l’arrovesciamento verso l’esterno della palpebra inferiore. Polvere ed agenti irritanti entrano, così, liberamente nella congiuntiva esposta, causandone un’irritazione pressoché continua, . Il problema ectropion è assai più di ordine estetico che patologico in quanto non si verificano danno gravi a carico dell’occhio.

Esistono soggetti con entropion superiore e contemporaneamente ectropion inferiore.

La pigmentazione della rima palpebrale segue quella del tartufo e delle altre mucose e pertanto sarà di colore nera nei soggetti neri o bianco-neri, marrone nei marroni, blu nei grigi (non riconosciuti dagli standards di Canada e FCI). E’ rarissimo riscontrare anomalie della pigmentazione delle palpebre nel cane di Terranova.

All’angolo interno dell’occhio è presente la “terza palpebra o membrana nittitante”, rivestita dalla congiuntiva ma con un bordo che è preferibile, per giovare all’espressione, sia pigmentato scuro. Capita, nei soggetti bianco-neri con lista bianca che attraversa la testa, che una o ambedue le terze palpebre si presentino totalmente o parzialmente depigmentate, questa anomalia se accompagnata da una perfetta aderenza della palpebra inferiore al globo oculare, non si nota e quindi non disturba. Questo fatto non dipende da una carenza generale di pigmento del soggetto ma solo dalla fortuna o sfortuna che la distribuzione del bianco sulla testa coinvolga o meno le zone attigue all’occhio, appare evidente perciò che non si debba penalizzare particolarmente la cosa in sé per sé.

Il colore dell’iride del Terranova è marrone, il più scuro possibile, per dare la maggior profondità possibile al suo sguardo.

Gli occhi gialli, retaggio dell’animale selvatico, determinano un’espressione dura e sospettosa non conforme allo standard.

Ciononostante nei soggetti marroni sarà tollerata un’iride leggermente più chiara.

Sono molti i difetti a carico degli occhi:

di forma: rotondi, globosi, troppo aperti e\o troppo grandi.

di posizione: il più frequente dei quali e determinato da un assetto troppo ravvicinato.

di colore: occhi gialli.

L’espressione del nostro cane sarà quindi il risultato di tutte le condizioni ottimali di cui sopra combinate tra loro; questa sarà anche determinata dallo stato psicologico del soggetto esaminato, infatti non sarà sufficiente avere un occhio anatomicamente perfetto per avere l’espressione caratteristica della razza.

 

L’orecchio:

 

L’orecchio è di forma triangolare con la punta leggermente arrotondata. E’ pendente ed inserito lateralmente all’altezza dell’arcata sopracciliare ed è portato aderente alla guancia, anche se quando il cane è in attenzione esso viene spostato in avanti ed in alto incorniciando la testa. Mai, però, così in alto da dare l’impressione di formare una linea unica con il cranio.

Senza entrare nel dettaglio delle misurazioni, possiamo assumere come corretto quell’orecchio che, preso per la punta e portato verso lo stop, raggiungerà e non supererà di molto l’angolo interno dell’occhio del suo stesso lato.

Idealmente l’orecchio, che ha una struttura piuttosto pesante, è ricoperto di pelo fine che tende a formare frange disordinate che dovrebbero essere tagliate per non disturbare l’armonia dell’intera testa e per poter apparire nella corretta forma e dimensione dianzi richieste.

I difetti più comuni a carico dell’orecchio sono i seguenti:

1°) inserito troppo in alto, difetto frequente in modo particolare nei soggetti di allevamento svizzero/tedesco, i quali associano questo difetto ad un cranio spesso già piatto, risultando una completa mancanza della cuffia.

2°) grande ed inserito troppo in basso, determinando così un’espressione da segugio o da cocker.

3°) leggero e scollato.

 

Il collo:

 

Il collo costituisce con la testa il bilanciere cervico-cefalico che serve nel movimento per spostare il baricentro e per l’azione di irrigidimento della colonna, di modo che l’impulso si trasmetta integralmente dagli arti posteriori a quelli anteriori. Perché possa attendere a queste funzioni è ovviamente indispensabile che il collo sia: ben sviluppato, robusto, muscoloso, ben articolato con la testa e, della massima importanza, ben fuso nelle spalle. Infatti collo e spalla non possono essere valutati separatamente fra di loro. Quasi sempre ad un collo corretto, corrisponde una spalla corretta e viceversa. Va da sé che il collo gracile, mal inserito, tozzo e corto (facilmente associabile a spalle diritte) sarà inadeguato per la funzione e considerato difettoso. La base scheletrica del collo è formata dalle sette vertebre cervicali, dai muscoli che le ricoprono e dal potentissimo legamento cervicale.

Come possiamo vedere, lo standard americano richiede un collo di sufficiente lunghezza per permettere un nobile e fiero portamento della testa. Da nessuno standard viene fornita una misura precisa di questa lunghezza, la quale a nostro avviso, dopo misurazioni di dozzine di soggetti di eccellente conformazione, è da identificarsi in almeno i 4\10 dell’altezza al garrese. Pertanto la lunghezza del collo ideale sarà leggermente superiore alla lunghezza della testa o come minimo uguale.

Al di sotto di questa misura il collo viene giudicato di insufficiente lunghezza, difetto assai comune. Quando un collo corto (raramente) si associa ad una buona spalla il soggetto, per quanto difetti di eleganza e portamento, mantiene equilibrio. Se invece lo stesso collo si accompagnerà, evenienza molto più probabile, con una spalla corta e diritta, l’intera struttura del soggetto si presenterà sbilanciata e disarmonica, ciò che sarà particolarmente evidente sia in stazione che  nel movimento.

Il profilo superiore del collo si presenta dolcemente arcuato in modo del tutto naturale; è facile vedere nel ring esemplari che, non essendo dotati di incollatura corretta, vengono toelettati e presentati con forzata estensione, questi denunciano il loro difetto proprio per avere un margine superiore del collo diritto, a tubo di stufa o addirittura concavo (detto anche: collo da cervo) .

Il profilo inferiore presenta pelle leggermente morbida ma senza formare giogaia.

Guardando di lato il Terranova anche il collo si distinguerà per il suo netto sviluppo e le linee morbide che lo disegnano. Infatti la linea lievemente convessa del suo margine superiore partendo dalla nuca va a fondersi senza alcuna asprezza nel garrese, mentre il profilo inferiore partendo dalla gola si continua nell’armoniosa curva del petto.

 

Struttura e angolature:

 

La struttura dell’animale e la sua funzionalità sono strettamente dipendenti dalla lunghezza dei raggi ossei e dai rapporti che questi contraggono tra di loro. Particolarmente importanti sono alcune articolazioni degli arti che danno luogo alle cosiddette “angolature”.

Si chiama angolatura, l’angolo formato da due ossa che si articolano tra loro, per esempio: angolatura scapolo-omerale, è l’angolo formato dall’asse della scapola che si articola con l’asse dell’omero.

Gli angoli sono mantenuti dai tessuti molli circostanti: legamenti, muscoli e tendini, e si aprono e si chiudono durante il movimento.

Le angolature più importanti sono la spalla, già citata l’angolatura scapolo-omerale, per l’arto anteriore, e l’anca, angolatura coxo-femorale, per l’arto posteriore.

I cani sono costruiti in modo diverso a seconda della razza e della funzione ed i singoli soggetti differiscono tra loro avvicinandosi o allontanandosi dal tipo ideale.

Avere angolature corrette, per un Terranova, significa muoversi nel modo tipico della razza, con potente spinta del posteriore armonizzata e bilanciata da notevole allungo dell’anteriore, risultando un effetto di un’andatura fluida e senza sforzo. Quando le angolature corrette vengono a mancare è impossibile aspettarsi il movimento appena descritto. Angolature insufficienti conducono all’impossibilità di un allungo produttivo al trotto, che è l’andatura tipica della nostra razza.

Come tutti i cani trottatori, infatti, il Terranova è costruito nel rettangolo (cioè la sua lunghezza del tronco, misurata dalla punta della spalla o articolazione scapolo-omerale, alla punta della natica o tuberosità ischiatica, è superiore del 10\12% alla sua altezza al garrese), con diametri trasversi piuttosto sviluppati. In conseguenza di queste due caratteristiche presenta un’ampia base d’appoggio. Chi, leggendo la standard canadese, troverà descritto il tronco come “quadrato” (square), non si stupisca, in quanto tradizionalmente, gli anglosassoni, misurano la lunghezza del tronco dal garrese all’attaccatura della coda e non dalla punta della spalla, in questo modo infatti, tale misura risulta grosso modo uguale all’altezza al garrese.

Altra caratteristica propria del tipo “trottatore” è una lunghezza moderata degli arti che sostengono il tronco, il quale si deve sempre trovare ad una distanza da terra mai troppo accentuata. La misura ideale, nel Terranova, si ha quando il gomito è situato a metà dell’altezza al garrese; nel nostro, “l’aria sotto il cane” è ulteriormente ridotta a causa dell’altezza del torace che deve sempre oltrepassare il gomito.

Nei cani trottatori sono richiesti angoli più chiusi che nei galoppatori, il che si traduce in raggi ossei più lunghi, che consentono quella falcata più ampia che è più idonea per il trotto. Altra caratteristica del trottatore, rispetto al galoppatore, è il metacarpo più lungo ed inclinato che ha la funzione di ammortizzatore.

L’armonia delle angolature anteriori e posteriori, sarà la base per ottenere l’equilibrio morfologico e funzionale, per far sì che il cane riesca a coprire la maggior quantità di terreno col minor numero di passi.

 

Arto anteriore:

 

L’arto anteriore nel cane è costituito dalle seguenti regioni:

Spalla, braccio, avambraccio, carpo, metacarpo, mano (talora impropriamente detta “piede anteriore”).

 

La spalla ed il braccio

La cintura toracica nel cane è costituita dalla sola scapola, che è un osso piatto triangolare con l’apice rivolto in basso, situata lateralmente al costato e inclinata dall’indietro all’avanti, dove si articola con l’omero costituendo l’articolazione scapolo-omerale, base anatomica della regione nota come: “punta della spalla”.

Mancando la clavicola, la scapola viene tenuta in posizione esclusivamente da muscoli che sono numerosi e assai potenti, questo in quanto atti a sostenere il peso del torace. Questi muscoli collegano la spalla al collo, al tronco ed al braccio.

I margini dorsali delle scapole insieme con i processi spinosi delle prime nove vertebre cervicali formano la regione del “garrese”, anatomicamente molto importante perché punto di fusione del collo alla linea superiore del dorso ed insieme all’arto anteriore.

Il garrese è bello quando è alto, lungo ed armoniosamente disegnato. Questa struttura è possibile solo quando le scapole sono lunghe e correttamente inclinate.

Una volta si pensava, e la maggior parte degli standard tuttora lo riporta, che la scapola si trovasse inclinata di 45° sull’orizzontale, che altrettanto facesse l’omero e che, di conseguenza, l’angolo scapolo-omerale, fosse di 90° circa.

Da diversi anni, grazie a studi cine-tele-radiografici, si è potuto stabilire che questa anatomia nel cane non esiste, se non nei bassotti; una scapola ben inclinata, misurata seguendo il suo asse anatomico, cioè lungo la spina scapolare, si trova a 60° sull’orizzontale o a 30° sulla verticale.

L’omero è pure inclinato di circa 60° sull’orizzontale, dall’avanti all’indietro, e queste due linee nell’anteriore equilibrato, sono pressoché equivalenti, anche se l’omero anatomicamente è leggermente più lungo della scapola.

E’ naturale che, essendo l’omero, come detto, inclinato di 60° sull’orizzontale esso incontri il radio e l’ulna, che sono perpendicolari al suolo, a livello del gomito con un angolo di circa 150°.

Se tutte le strutture sono così armoniosamente rapportate, il gomito verrà a trovarsi lungo la perpendicolare calata dalla punta caudale della scapola a terra.

L’apice dorsale è a livello della seconda\terza apofisi cervicale e, normalmente, la deve superare in altezza, difatti mettendo le dita tra le punte delle scapole, si percepiscono sotto i muscoli, le apofisi delle vertebre.

Questo è il punto più alto del garrese e, cino-tecnicamente parlando, il punto da cui si misura l’altezza del cane.

A causa della presenza di muscoli relativamente spessi sotto le scapole, le sommità delle stesse sono separate fra loro da uno spazio che indicativamente possiamo definire sufficiente al passaggio di due o tre dita.

Scapole troppo vicine impediscono al cane di abbassare la testa fino a terra senza divaricare gli arti anteriori; scapole troppo lontane sono invece, in genere, legate a un eccesso di bombatura del torace e causano un’insufficiente solidità della cintura, ovvero un difettoso ancoraggio dell’arto al tronco, che ha come conseguenza l’oscillazione delle scapole in su e in giù ad ogni passo, fenomeno noto col termine di spalle fluttuanti.

Il più comune difetto a carico della spalla, estremamente diffuso nel Terranova, è la spalla diritta, in cui la scapola è più corta e in posizione più verticale sull’orizzonte. Siffatta struttura comporta numerose conseguenze:

1°) l’apice dorsale della scapola non viene a trovarsi all’altezza della seconda apofisi spinosa cervicale, per cui il garrese è basso.

2°) questa posizione “ruba” lunghezza al collo e brevità al dorso di conseguenza il cane avrà: collo più corto e dorso più lungo.

3°) la posizione dell’omero e quindi del gomito non sono più in armonia con la scapola, per cui i muscoli e i tendini che agiscono sui segmenti ossei non sono più nella migliore condizione funzionale. Se i difetti di angolatura sono accentuati, si verificano inevitabilmente alterazioni nel movimento dell’anteriore.

In particolare, se in risposta al raddrizzamento della scapola si verifica anche il raddrizzamento dell’omero, l’appiombo anteriore si trova “fuori di sé”, l’angolo scapolo-omerale è molto aperto, ma si mantiene un certo equilibrio anche se il gomito viene ad essere scollato dal torace, che crea in movimento una forte oscillazione, appunto dei gomiti e un accentuato cagnolismo.

Se invece all’eccessiva verticalità della scapola si associa un’aumentata inclinazione dell’omero purtroppo spesso anche più corto, il cane sarà gettato sull’anteriore e avendo il gomito posizionato all’indietro, sarà completamente sbilanciato.

Spesso  i soggetti così strutturati, a causa dell’inevitabile appiattimento del garrese, si presentano più alti alla groppa e sovraccaricati nell’anteriore. Anche la mano (piede anteriore) subisce un danno evidente, presentandosi per lo più con dita divaricate e appiattite.

 

L’avambraccio

Ha come base anatomica il radio e l’ulna, i muscoli ed i tendini.

E’ lungo all’incirca quanto il braccio. Nell’appiombo naturale è perpendicolare al terreno. L’avambraccio è la regione anatomica dove meglio si evidenzia la potenza dell’ossatura che, nel Terranova, è molto importante. E questa è la caratteristica che, normalmente, impressiona di più il neofita il quale, però, raramente sa distinguere un’ossatura spugnosa da un’altra giustamente compatta.

Indicativamente: la misura della circonferenza dell’avambraccio, presa subito sopra il carpo, cioè nel suo punto più stretto, in un maschio adulto, è tale che un uomo cingendolo con la mano riesca a malapena a sfiorare pollice e dito medio. Nella femmina, tale misura, è proporzionalmente inferiore.

Come già detto, l’arto libero (dal gomito a terra) deve corrispondere al 50% dell’altezza dell’animale al garrese. Il Terranova non ha un limite superiore di taglia anzi, è privilegiato il soggetto più alto purché mantenga le proporzioni richieste, e a questo proposito è indispensabile una precisazione. Con l’aumentare dell’altezza al garrese abbiamo un incremento di lunghezza di tutte le ossa, ma relativamente aumentano sempre di più quelle più distali, cioè quelle più periferiche; vale a dire, che tra un cane alto 70cm. ed uno alto 76, la differenza fra la lunghezza delle due scapole sarà inferiore alla differenza, relativa, fra le ossa dell’avambraccio.

In altre parole, aumentando l’altezza, tende ad aumentare la lunghezza dell’avambraccio, e quindi dell’arto libero, rispetto all’altezza stessa. Perciò tanto più i cani sono alti, tanto più è difficile trovare le proporzioni ideali.

La maggior parte dei cani molto alti, per questi motivi, è come si dice cinotecnicamente, alta sugli arti, o con troppa aria sotto di sé, e questo è uno dei più gravi difetti di tipo che in un Terranova si possa riscontrare. Spesso questi animali si muovono bene in assoluto, con leggerezza e fluidità, anche se non propriamente col passo tipico della razza. Il neofita rimane sovente accecato sia dalla taglia che dal movimento, come detto non tipico, senza riuscire a comprendere i motivi per cui tale struttura deve essere penalizzata.

Di frequente il Terranova viene scambiato, tout court, per un’animale di grande taglia, mentre quello che deve maggiormente impressionare l’occhio, è la grande sostanza.

In conclusione, l’avambraccio troppo lungo costituisce un grave difetto. D’altronde l’avambraccio corto, come facilmente si può intuire, avvicina troppo il tronco a terra e il cane sembra basso e lungo, ed inoltre non è funzionale per l’allungo; questo si associa, spesso, con un omero corto, una spalla poco inclinata ed in definitiva con un soggetto buttato sull’anteriore.

Abbiamo già detto che l’ossatura dev’essere potente, nessun Terranova, infatti, potrà mai essere penalizzato per avere troppa ossatura, gravissimo difetto sarà quindi un’ossatura insufficiente.

 

Il carpo

Funzionalmente di enorme importanza, il carpo, connette l’avambraccio con il metacarpo, corrisponde perciò al polso umano. La sua bellezza è la sua asciuttezza e la sua mobilità. Il carpo gonfio è sintomo di patologie ossee, come il rachitismo o l’osteodistrofia.

Questo è il punto dove si evidenziano le deviazioni dall’appiombo che sono:

1°)Visto di profilo l’arrembatura (convessità anteriore)

o il carpo concavo (convessità posteriore).

2°) Visto di fronte il mancinismo, (convessità interna) metacarpi e mani deviate all’esterno o il cagnolismo,

(convessità esterna) metacarpi e mani deviate all’interno.

Si è detto della mobilità del carpo, sulla sua faccia posteriore è presente un cuscinetto, detto “carpale”, che al galoppo veloce viene a contatto col terreno. Si può, quindi, ben comprendere quanta elasticità sia necessaria a questa regione, e quanto gravi siano le sue deviazioni anatomiche per la funzione motoria. Nel Terranova è generalmente tollerato un carpo lievemente cagnolo, perché come vedremo più avanti non è di disturbo. Tutte le altre deviazioni sono difetto da penalizzare in proporzione con la loro gravità.

 

Il metacarpo

La regione del metacarpo, detta anche pastorale, si presenta relativamente lunga (caratteristica del trottatore) e leggermente inclinata, 25\30° dalla verticale. Le ragioni di ciò sono da ricercarsi nella funzione locomotoria che il metacarpo stesso ha nel trotto, durante le sue fasi, infatti, questo si estende e si flette enormemente, ammortizzando le forze che percorrono l’arto fino a terra e all’indietro. Questo non vuol dire che il cane debba presentarsi giù di metacarpi ovvero con inclinazione superiore ai 30°, in quanto tale struttura significherebbe che esiste una lassità dei legamenti e dei tendini che di conseguenza ne comprometterebbe l’elasticità.

D’altronde, anche il metacarpo corto e diritto è difettoso nella nostra razza, perché è consono a un trotto corto e rigido come quello dei terriers.

 

La mano o piede anteriore

La mano è costituita dalle falangi, che sono tre per ognuna delle cinque dita, il primo dei quali è ridotto e chiamato sperone anteriore che, secondo lo standard americano, può essere rimosso, per motivi estetici.

Le dita del Terranova debbono essere chiuse tra loro e ben arcuate, tali da dare alla mano un aspetto compatto e rotondo, da gatto.

Le stesse sono unite tra loro da membrane interdigitali (tutti gli standard le richiedono) particolarmente sviluppate. Questa però è una struttura anatomica normale della specie canina, si presume che gli standard del Terranova la evidenzino per rafforzare l’immagine del cane nuotatore, in realtà la cosiddetta palmatura è forte nel nostro cane quanto nei soggetti di razze altrettanto potenti.

Anche la mano ha una funzione ammortizzatrice delle forze che percorrono l’arto fino al terreno e all’indietro. A protezione delle strutture interne, essa è fornita di cuscinetti spessi e duri, mancando queste qualità, il cane accusa l’appoggio su terreno aspro o ruvido e si dice che ha i piedi dolci.

Il più grave e comune difetto della mano, nel Terranova, è il piede aperto o piatto, causato da dita non sufficientemente arcuate e serrate tra di loro, è chiaro che in queste condizioni la funzione ammortizzatrice, di cui sopra, non potrà essere assolta al meglio.

Raramente si può riscontrare il piede lungo o di lepre, anatomicamente legato a struttura allungata delle dita, questa caratteristica spesso si associa a lunghezza degli arti in generale ed alla mancanza di diametri trasversi.

 

Gli appiombi anteriori

Gli appiombi definiscono la direzione degli arti rispetto al suolo.

Per valutarli si utilizzano linee verticali immaginarie tracciate da particolari punti anatomici di riferimento perpendicolarmente al terreno. Più precisamente, per gli appiombi visti di profilo:

  1. A) La verticale calata dalla punta della spalla a terra che deve sfiorare

la punta delle dita.

Se la verticale cade a terra, nella mano, il cane è detto fuori di sé

anteriormente. Se cade a terra, molto anteriormente alle dita, è

detto sotto di sé anteriormente. Normalmente questi difetti sono

legati alla lunghezza ed inclinazione del metacarpo: il primo,

troppo lungo e disteso, il secondo troppo corto e diritto.

  1. B) La verticale calata dal punto più caudale della scapola cade a terra

sfiorando il gomito. Quando la scapola è molto dritta e l’omero

inclinato, il gomito viene a trovarsi arretrato ed il cane sbilanciato

in avanti.

  1. C) La verticale calata dall’articolazione del gomito cade a terra

dividendo all’incirca a metà l’avambraccio ed il carpo e finendo

subito dietro alla mano

Gli appiombi visti di fronte si valutano in base alla perpendicolare calata dalla punta della spalla al suolo, che divide in due parti uguali braccio, avambraccio, carpo, metacarpo e mano. Se le mani finiscono all’interno di queste due linee si dice che il cane è chiuso davanti, se finiscono all’esterno, è aperto davanti. Mancinismo e cagnolismo sono già stati citati nel paragrafo relativo al carpo. A volte, come esito di processi patologici scheletrici, quali il rachitismo o l’osteodistrofia,  l’arto risulta deformato con una doppia arcuatura, convessa al gomito e concava al carpo detta anteriore a lira.

I difetti di appiombo non influenzano il tipo di razza ma sono generici difetti di struttura validi per la maggior parte dei cani, la loro valutazione sarà proporzionale alla loro gravità.

 

Il tronco

Il tronco del Terranova è eccezionalmente muscoloso e potente, come si è detto, è leggermente allungato. I diametri trasversali ampi sono garantiti da una notevole arcuatura delle coste, delle vertebre stesse e della groppa. I diametri verticali accentuati, sono dovuti all’altezza del torace e alla minima risalita del ventre.

 

Il torace

Costituito dalle vertebre toraciche e dalle coste che da esse si proiettano in direzione laterale ed all’indietro per unirsi, tramite le cartilagini costali, allo sterno. Come tutti sanno la cavità toracica alberga i vitali organi della respirazione e della circolazione, ed è intuitivo che un atleta come il Terranova necessiti di buoni polmoni, pertanto il torace dovrà sempre essere ampio in tutte le sue dimensioni.

La sua altezza, come già detto, arriverà al minimo al gomito ma, di preferenza, l’oltrepassa venendo così a superare il 50% dell’altezza al garrese e contribuendo all’aspetto relativamente vicino a terra che è così tipico.

La sua larghezza, legata alla curvatura delle costole, è di circa 32% dell’altezza al garrese. Questa misura è responsabile della larghezza del petto, altro carattere indispensabile che, misurato tra le due punte delle spalle, sarà almeno il 30% dell’altezza.

La profondità o lunghezza del torace, misurata dal manubrio dello sterno all’ultima costa, tocca il 70% dell’altezza al garrese mentre la sua circonferenza supera l’altezza del cane di almeno il 25%.

Relativamente frequenti sono i difetti relativi ai diametri toracici, sempre per deficienza. I soggetti con queste carenze presentano, petto stretto, torace piatto, quasi sempre insufficientemente disceso e profondo e se non mascherato dal pelo, troppa aria sotto di sé. Visti di profilo possono ingannare, ma visti di fronte manifestano in pieno la mancanza di struttura e di sostanza. Questi cani non possono esprimere la necessaria potenza, pertanto tali difetti sono sempre da penalizzare severamente, tanto sul ring quanto in allevamento. Bisogna anche ricordare che, perlopiù, si tratta di soggetti appartenenti più al tipo longilineo che al pesante mesomorfo, pertanto generalmente avranno arti più lunghi, ossature più sottili e teste più leggere, finendo per assomigliare più a dei retrievers che a dei Terranova.

Il difetto contrario e il torace a botte, determinato da coste che sono sì molto arcuate ma non dirette all’indietro, perciò la sezione del torace viene ad essere rotonda invece che ovale. Ne consegue che il braccio è portato più lateralmente e il gomito oscilla contro il costato invece di esservi accolto. Il soggetto si presenta, di solito, molto largo visto di fronte e in movimento evidenzia pienamente il problema con un marcato gioco di gomiti e cagnolismo.

 

Il dorso in generale, rene e colonna

Le prime 9 vertebre toraciche formano il garrese e presentano una linea armoniosamente discendente, da questo punto in poi, la linea dorsale è rettilinea e orizzontale, essendo costituita dalle ultime 4 vertebre toraciche, il dorso propriamente detto, e dalle 7 vertebre lombari, il rene, infine la groppa si continua in una delicata curva corrispondente alla sua lieve inclinazione, fino all’attaccatura della coda.

Il dorso nel suo insieme si presenta molto largo e muscoloso, il rene, al tatto, lievemente convesso e fortissimo, infatti questo tratto di colonna viene chiamato ponte lombare e tale solidità eccezionale è indispensabile per la funzione di trasmissione dell’impulso motorio dall’arto posteriore alla colonna toracica senza dispersioni di sorta.

Il rene dev’essere larghissimo e opporre alla pressione una notevole resistenza. La sua lunghezza dev’essere sufficiente da consentire una discreta elasticità ma non tanto da diminuire la potenza del ponte lombare. Il cane lungo di rene sarà difficilmente solido in modo accettabile.

In quasi tutti gli standards è chiaramente desiderata una linea dorsale orizzontale e rettilinea, pertanto tutte le deviazioni sono considerarsi difettose siano esse di tipo che di struttura.

Il difetto di tipo, più comune del dorso, è la linea superiore rampante, cioè obliqua, legata ad un rene troppo breve e ad una groppa troppo inclinata e spesso anche corta.

 

I difetti di struttura sono:

La cifosi, convessità della colonna che comprende le ultime vertebre toraciche e le lombari, come conseguenza si ha una perdita di elasticità e di flessibilità. E’ abbastanza rara nella nostra razza.

La lordosi, purtroppo molto più diffusa della cifosi, è una concavità che coinvolge tutta la colonna, particolarmente accentuata a livello delle prime vertebre lombari, in questo caso il cane si dice insellato. Se il rene deve essere un ponte, e viceversa si presenta imbarcato, è ovvio che la funzione di trasmettere all’anteriore la potenza espressa dai quarti posteriori non potrà essere assolta senza dispersioni energetiche.

Il cane insellato perde parte dell’impulso nelle oscillazioni della sua colonna e conseguentemente rende meno dal punto di vista funzionale. Questo difetto è legato più alle strutture di sostegno della colonna, quali i legamenti lunghi spinosi. Può anche essere acquisito, per esempio, nelle cagne molto giovani e non sviluppate, sottoposte a gravidanza, e a causa della mancanza di esercizio nei soggetti pesanti, nonché al sovrappeso nei giovani in particolare .

 

Il ventre

Il ventre è costituito esclusivamente da muscoli e fasce e funge da contenitore per gli organi addominali. Dev’essere netto e tonico e leggermente rilevato verso l’inguine. Pertanto la linea ventrale o inferiore, che inizia sotto il torace risale assai delicatamente fino a confondersi con la piega della grassella (piega cutanea di connessione della coscia al tronco) che è ben sviluppata.

Il ventre retratto o levrettato costituisce un difetto grave, ed è di frequente associato anch’esso, con una mancanza generale di sostanza.

Al contrario è sufficiente che un soggetto maturo sia tenuto grasso e privo di allenamento perché perda la tonicità dei muscoli addominali e presenti un ventre lasso che a meno di strutture legamentose eccezionali, finisce per compromettere la solidità della linea dorsale.

 

Il treno posteriore

Il treno posteriore è costituito dalla cintura pelvica, bacino, base ossea della regione della groppa e dai segmenti ossei dell’arto e cioè: il femore, la tibia ed il perone, il tarso, il metatarso ed il piede e dalle articolazioni che li connettono.

La funzione del treno posteriore è quella di sostenere il corpo ed assicurarne la propulsione, infatti, differentemente dall’arto anteriore, che è collegato al torace solo da muscoli, qui abbiamo una struttura ossea che raccorda l’arto alla colonna tramite la potente articolazione dell’anca.

 

La groppa

Mai abbastanza lunga e larga, fasciata dai potenti muscoli-glutei e da quelli prossimali della coscia, si misura dall’ala dell’ileo (estremità craniale del coxale) alla tuberosità ischiatica o punta della natica.

La groppa, come detto, dev’essere il più lunga possibile soprattutto se consideriamo che è la base d’inserzione dei muscoli più importanti che muovono il treno posteriore, ed essendo noto che l’azione di una leva è tanto più vantaggiosa quanto più e lunga.

In tutte le razze da lavoro è richiesta per ovvi motivi una groppa larga e potente, nella nostra questa dovrà essere particolarmente sviluppata in armonia con la potenza dell’impalcatura muscolo-scheletrica.

Sotto i muscoli, la base ossea della groppa è costituita dai due coxali (le due metà del bacino) formati da ileo, ischio e pube, che si articolano a livello dell’ileo con il sacro, e tramite esso alla colonna lombare. Ogni coxale, a livello dell’articolazione dell’anca, si articola con il femore (articolazione coxo-femorale). In questo modo l’impulso che proviene dallo scatto del garretto si trasmette attraverso il ginocchio all’anca e poi dall’anca alla colonna. Si vede bene quindi come la funzione della cintura pelvica e di tutte le sue strutture collegate sia di vitale importanza per il movimento.

La groppa è lunga almeno il 30\32% dell’altezza al garrese e presenta una inclinazione che corrisponde a quella del coxale e che dovrebbe avere un angolo di 30° circa sull’orizzontale.

Una groppa piatta e orizzontale perde in lunghezza e predispone un’inserzione alta della coda. Una groppa troppo inclinata, avvallata o sfuggente pure perde in lunghezza e risulta assai meno favorevole sia come leva, sia come base d’impianto muscolare, infatti, la coscia connessa con una groppa sfuggente è, per struttura, meno larga.

Quindi, sia dal punto di vista estetico che da quello funzionale, il difetto della groppa corta e sfuggente è sempre da penalizzarsi.

 

La coscia

Ha come base anatomica il femore, il più grosso osso dello scheletro, e i muscoli che lo fasciano.

Nel Terranova il femore si articola con il coxale con un’inclinazione di circa 100° che è la posizione di partenza più favorevole per il trotto allungato desiderabile.

La coscia dev’essere lunga e larga per consentire sufficiente oscillazione nella flessione-estensione e per consentire uno sviluppo vantaggioso della muscolatura base della potenza utilizzata dalla nostra razza nel traino e nel nuoto.

La coscia è difettosa quando è corta, perché funzionalmente meno idonea al trotto e quando è gracile per ovvie ragioni.

Ma la coscia gracile è sempre associata a ragioni patologiche, infatti quando in un Terranova, peraltro ben sviluppato, si evidenzia questo genere di carenza, è facile scoprire che la causa sia proprio un’articolazione dell’anca affetta da displasia.

Il femore si articola con la tibia tramite l’articolazione del ginocchio (femoro-tibio-rotulea) con un angolo di circa 110°.

 

La gamba

Ha come base anatomica la tibia ed il perone, i muscoli e potentissimi tendini. La gamba non è mai abbastanza lunga, e sempre più della coscia, nel Terranova lo sarà particolarmente essendo l’arto idoneo al trotto allungato e necessitando quindi di raggi ossei lunghi ed angoli relativamente chiusi per aumentare la falcata, le stesse motivazioni a maggior ragione trovano fondamento quando si parla di nuoto o di traino.

Una gamba corta, sarà per forza posizionata in maniera più verticale, associata ad un garretto giocoforza più lungo e ad angolo aperto, assai sfavorevole per l’andatura richiesta.

Pertanto la gamba corta, soprattutto nel Terranova, costituirà un difetto molto grave. Quando l’animale è in stazione la tibia corretta avrà un’inclinazione, dall’avanti all’indietro, di circa 40° sull’orizzonte, perciò si articolerà con il tarso (articolazione del garretto) con un angolo di circa 130°.

 

Il garretto e metatarso

Il garretto ha come base anatomica le ossa del tarso la più caudale delle quali, il calcagno, è una lunga leva per l’inserzione di potenti tendini estensori del piede e costituisce la base della punta del garretto, dalla quale si misura la distanza di questo dal suolo.

Il garretto è larghissimo e potentissimo e ben vicino a terra.

Il garretto si continua col metatarso col quale, nel Terranova tonico e ben costruito, forma una linea perpendicolare al terreno e parallela a quella dell’arto contro-laterale. La base anatomica del metatarso e costituita dai 4 metatarsiani che si continuano nel piede con le dita. Se presente lo sperone posteriore esso dev’essere amputato, nel Terranova, subito dopo la nascita, l’unghia, infatti, in continua crescita potrebbe costituire fonte di fastidio o di pericolo perché soggetta a traumi. Anche il metatarso dev’essere largo e potente grazie alla dimensione dell’ossatura, inoltre è basilare, nel Terranova, che sia corto, solo così, infatti, il garretto può essere vicino a terra. Invece sono estremamente diffusi soggetti con garretti alti e metatarsi lunghi e sottili, estremamente pericolosi in riproduzione e che, conseguentemente, devono essere penalizzati nel ring. Tale struttura difatti non può avere la necessaria solidità e potenza, l’impulso del movimento nasce dallo scatto d’apertura dell’articolazione del garretto in contrasto col terreno.

Per i difetti di direzione vedi: appiombi posteriori.

 

Il piede

A parte il fatto che ha solo quattro dita, il piede è uguale alla mano, in accordo con la sua funzione più di spinta che di sostegno del peso del tronco, il piede è più piccolo e leggerissimamente più allungato.

Appiombi posteriori

Anche qui si tracciano delle linee verticali immaginarie perpendicolari al terreno. Di profilo, la verticale calata dalla punta della natica, classicamente cade a terra sfiorando la punta delle dita, nel Terranova, a causa della lunghezza dei raggi ossei e nella stazione forzata da ring e possibile che vi sia un lieve spazio prima dell’inizio del piede, in questo caso si dice che il cane è fuori di sé posteriormente. Se viceversa la linea cade dentro al piede o peggio dietro al piede dicesi che il cane è sotto di sé posteriormente.

Da dietro, la verticale calata dalla punta della natica, cade a terra dividendo tutte le regioni dell’arto fino al piede in due parti uguali. Qualora i piedi finiscano all’interno delle linee si dice che il soggetto è chiuso di dietro, se all’esterno che è aperto di dietro.

Quando i garretti sono deviati all’interno l’uno verso l’altro, mentre i metatarsi e i piedi sono deviati verso l’esterno, come quelli dei bovini, si dice che vi è vaccinismo.

Infine, quando i garretti sono deviati all’esterno mentre i metatarsi ed i piedi sono inclinati verso l’interno, si dice che vi è cagnolismo.

 

Del treno posteriore in generale del cane di Terranova

Non è possibile frazionare le singole parti del treno posteriore e trovare pregi nell’una e difetti nell’altra, infatti, tutte le regioni sono armoniosamente legate e fuse tra loro in un meccanismo funzionale indivisibile. Non esistono cani con bellissima groppa e bruttissima gamba, né esistono cani perfetti nell’anteriore e disastrosi nel posteriore. La bellezza anatomica di ogni tratto del treno posteriore è conseguenza e causa insieme della bellezza delle regioni che gli sono contigue. Avremo quindi cani con groppe lunghe, larghe e potenti, giustamente inclinate cui derivano cosce lunghe, ginocchia ben flesse, che articolano gambe lunghe che finiscono in garretti corti, larghi e potenti, soggetti che, visti da dietro, già da fermi lasciano immaginare la potenza di questi formidabili arti distesi nella stazione e ben distanziati. Al contrario avremo cani strutturati con groppe corte e sfuggenti che si continuano in cosce corte, mai sufficientemente larghe che si articolano attraverso un ginocchio aperto con una gamba corta e verticale che finisce in un garretto lungo e sottile e non angolato: tutto l’arto è come contratto sotto il cane e visti da dietro, questi posteriori stretti e gracili, spesso anche deviati, non possono che far pensare a un’insufficienza generale dell’impalcatura muscolo-scheletrica puntualmente confermata non appena il soggetto inizia a muoversi.

 

L’armonia del cane, quell’equilibrio delle sue parti, che con un termine tanto felice quanto intraducibile, gli anglosassoni definiscono soundness, dipende dall’insieme bilanciato delle strutture e delle angolature del treno anteriore e di quello posteriore, dalla lunghezza del collo ed i suoi rapporti con la spalla ed il garrese e dall’anatomia del tronco.

Tuttavia, è molto facile riscontrare lievi imperfezioni a carico di questa o quella specifica regione, per esempio, nell’ambito di un posteriore ben costruito, si potrà notare una groppa un poco corta e sfuggente ma mai stretta, oppure una gamba un po’ meno lunga di quanto sia desiderabile, associata ad un garretto più alto del dovuto; i difetti appena citati sono i più comuni, di fatto in cani peraltro armoniosi.

La valutazione di questi difetti sarà proporzionale alla perdita di armonia e bilanciamento fra treno anteriore e posteriore e, soprattutto, esaminando il cane in movimento, in base al rendimento funzionale. Conseguentemente, tali lievi imperfezioni strutturali non disturberanno più di quel tanto, mentre difetti importanti si renderanno drammaticamente evidenti non appena il cane si muove.

Quello che stupisce è il vedere a volte, nel ring, soggetti vincenti solo perché sono grandi, neri e pelosi anche se sprovvisti della struttura richiesta; e qui ci riferiamo in particolare agli arti posteriori, non raramente diritti come pali, senza traccia di angolature. Come ci si può aspettare che un animale costruito come un Chow Chow cammini, e soprattutto trotti come un Terranova?

Nell’ambito dei difetti di appiombo, un lieve vaccinismo è relativamente comune ed è, a volte, causato dall’allevamento del cucciolo su pavimentazione inadeguata e senza allenamento. Al contrario, quando è grave, il vaccinismo rappresenta un handicap nel movimento e pertanto sarà penalizzato severamente.

 

La coda

 Gli standards sono molto espliciti nella descrizione della coda.

Essa sarà lunga fino alla punta del garretto. Forte e larga alla radice si restringe verso la punta.

I difetti più comuni sono:

1°) le deviazioni: vista da dietro la coda è piegata verso destra o verso sinistra.

2°) l’inserzione alta, segue una groppa orizzontale: l’inserzione alta fa sì che la radice della coda sporga dal profilo superiore e, in movimento, che la coda stessa venga portata alta, finanche verticale, a volte addirittura arrotolata sul dorso, il che è completamente fuori tipo.

3°) inserzione bassa; segue sempre una groppa sfuggente: in movimento è portata bassa, spesso denunciando il vizio di inserzione.

4°) Nodi (in inglese: Kink – vedi capitolo dei problemi congeniti): il nodo è una piega congenita a carico delle vertebre caudali, più spesso si situa nell’ultimo terzo. Questa piega è inestensibile ed è presente fin dalla nascita, di solito si associa ad una lunghezza inferiore al normale (coda corta). Poiché è mascherata dalla grande quantità di pelo, la struttura della coda dev’essere controllata toccandola con la mano, questo soprattutto se corta (non arriva al garretto) o deviata. I nodi sono considerati difetti.

 

Il movimento

Si è già detto più volte che il Terranova è costruito per muoversi essenzialmente al trotto piuttosto che nel galoppo. Infatti, la struttura rettangolare e gli ampi diametri trasversi, con la grande base di appoggio che ne scaturisce, associati con la lunghezza moderata dell’arto anteriore (tipicamente il 50% dell’altezza la garrese) e le angolature del treno posteriore accentuate, sono tutte caratteristiche tipiche del cane costruito per un trotto redditizio e senza sforzo; anche se non veloce, il Terranova data la mole, è sorprendentemente agile. Negli ultimi anni, per la nostra razza, l’esame del cane in movimento è divenuto assai più rigoroso, e questo grazie all’atteggiamento dei Giudici sempre più orientato sull’armonia e sulla funzione. Il neofita, spesso da bordo ring, si lascia incantare dalla mole e dall’impressionante mantello, mentre a volte non riesce a percepire le qualità ed i difetti strutturali.

La valutazione del movimento, che è vitale per la qualificazione di ogni soggetto, è difficile da assimilare e richiede occhio ed esperienza. L’esperienza si acquisisce osservando il più possibile cani ben costruiti a confronto con gli altri.

Il trotto

il trotto è un’andatura saltata a due battute, che si svolge per bipede diagonale. Ciò significa che il cane muove nella stessa direzione, e contemporaneamente, l’anteriore di un lato ed il posteriore del lato opposto (anteriore destro e posteriore sinistro – anteriore sinistro e posteriore destro).

Il ritmico susseguirsi delle oscillazioni degli arti è intervallato nel trotto veloce, da una fase di sospensione, durante la quale il cane è “sospeso” senza alcun arto in appoggio sul terreno, mentre il corpo si proietterà in avanti. Nel trotto ordinario la fase di sospensione è impercettibile ed il cane procede scivolando sul terreno.

L’impulso alla progressione inizia dall’arto posteriore: la forza di spinta del piede, incontrando il suolo, ritorna attraverso l’arto che, con tutti gli angoli aperti, diventa come un asse rigido. L’impulso arriva all’anca (articolazione coxo-femorale) e tramite questa si trasmette al sacro e da qui, al ponte lombare che, nel contempo si è irrigidito. L’irrigidimento della colonna che si prepara a ricevere l’impulso, è anche determinato dall’abbassamento del collo (tanto più evidente quanto più aumenta la velocità). Dalla colonna, l’impulso percorre l’arto anteriore che si trova anch’esso esteso con tutti gli angoli aperti. Quando l’anteriore arriva a contatto con il suolo la mano diventa un perno di oscillazione del corpo che si proietta in avanti. Nel contempo l’arto posteriore controlaterale origina una nuova spinta, e così via.

Il movimento nel ring viene sempre valutato al trotto (purtroppo non sempre in spazi sufficienti) ed il cane viene osservato mentre muove di lato, mentre viene avanti e mentre si allontana, per poter apprezzare l’andatura in tutte le sue proiezioni.

Come un cane si muove, così è costruito, dice una massima inglese e noi diremmo, anzi, “meglio un cane si muove, meglio è costruito”!

Infatti, durante il trotto si rendono evidenti i pregi, mentre si confermano i difetti notati quando il cane era fermo.

Quando, a volte, sapienti toelettature abbinate a capaci presentazioni riescono a mascherare alcuni difetti, è nel movimento che il giudice ha l’opportunità di vedere ciò che poteva essere sfuggito.

Il Terranova è un trottatore pesante, ma deve procedere in modo liscio e senza sforzo apparente, coprendo molto terreno e al tempo dando un’impressione di potenza.

 

Liscio significa che gli arti oscillano in modo ritmico e regolare con armonia come scivolando sul terreno; il contrario di “liscio” è disarmonico, ovvero si notano degli squilibri perché uno, o più, degli arti non si muove in sincrono con gli altri e questo può essere dovuto a una casuale zoppia o ad un difetto strutturale permanente.

 

Senza sforzo significa che il cane ha grande facilità ed attitudini dinamiche, una volta partito procede come se non gli costasse fatica e per molto tempo. I Terranova con gravi alterazioni nel telaio osteo-articolare evidenziano notevoli difficoltà a mantenere un certo ritmo, stancandosi subito e facendosi trascinare dal conduttore.

 

Coprendo molto terreno è un modo di dire che indica l’ampiezza della falcata che dev’essere notevole, il passo è quindi vantaggioso e procede rapidamente anche ad un ritmo relativamente lento. La falcata dell’anteriore, nel trotto allungato, avrà la misura dell’altezza al garrese; nella massima estensione in avanti, la punta delle dita della mano si troverà proprio sotto l’occhio o l’orecchio. La falcata del posteriore è solitamente leggermente inferiore a quella dell’anteriore.

Quando la costruzione non è ideale, particolarmente quando diminuiscono gli angoli articolari e le inclinazioni desiderabili dei raggi ossei e soprattutto con l’accorciamento di detti raggi (scapola, omero e tibia corti), la falcata risulta nettamente inferiore in lunghezza e perciò in resa.

Guardando di lato il Terranova che si muove si noterà un certo rollio della pelle e del mantello (sensazione ottica accentuata nei soggetti di colore bianconero, per via della pezzatura) che è molto tipico e che in nessun caso va confuso con l’oscillazione di una colonna non sufficientemente solida. Il rollio è dovuto alla pesantezza dell’apparato muscolo-cutaneo ed alla sua lassità rispetto al piano muscolare scheletrico ed è un movimento semirotatorio, dorso ventrale, percettibilissimo se si osserva il torace. Al contrario una linea dorsale molle e debole oscilla verticalmente e lateralmente con la progressione del cane che, in parallelo, mostrerà una minor resa nel movimento in generale, ed un precoce affaticamento.

Bisogna sempre ricordare che un Terranova, anche se bello come una statua da fermo, deve trottare come un atleta e le carenze nell’andatura, a meno che non siano dovute, come detto, a zoppie momentanee, a semplice sovrappeso e mancanza di allenamento, sono sempre legate a difetti di struttura se non addirittura a patologie osteo-articolari, e perciò dovranno essere penalizzate.

Non si può immaginare quanti cani perdano punti durante questa fase del giudizio, e giustamente, perché la nostra è una razza da lavoro e non ci deve interessare allevare animali che non possano muoversi con gioia e dinamismo.

In altre razze giganti non si sono saputi valutare questi problemi ed ora, molte, si trovano con soggetti semi-paralitici.

Dati i suoi notevoli diametri trasversi, il Terranova tende spontaneamente al single tracking, ovvero a trottare portando i piedi verso la linea mediana longitudinale, questo avviene per diminuire lo spostamento laterale del baricentro ed è tanto più marcato quanto più aumenta la velocità. Il single track si nota guardando il cane che avanza, di fronte o che si allontana, dal dietro. Alla massima velocità le orme dei piedi sono quasi su di un’unica traccia. La mia opinione è questo sia normale e non debba essere penalizzato.

Quando la spalla è diritta, e l’omero verticale, soprattutto se appoggiato su di un costato un po’ bombato, il gomito non viene ad essere tenuto aderente al costato stesso ma, in movimento, oscilla lateralmente. Il cane così costruito, avanzando, tende a correggere la deviazione laterale del gomito con un’accentuata direzione opposta, cioè all’interno, dell’avambraccio e quindi ancor più della mano: in pratica si dice che il cane cagnola.

A questo punto lo standard Americano dice che un lieve cagnolismo non dev’essere penalizzato. Lo standard Canadese dice che è penalizzato solo l’accentuato cagnolismo anteriore e lo standard Inglese dice che un lieve cagnolismo è perfettamente normale (acceptable).

E qui è necessario fare una precisazione: molto spesso il single tracking viene scambiato per cagnolismo ma non è certo la stessa cosa, in quest’ultimo infatti, vi è una deviazione della mano che ruota all’interno mentre nel single tracking gli arti sono portati inclinati verso la linea mediana ma senza rotazioni.

A nostro avviso il lieve cagnolismo – toeing in – degli Anglosassoni, a cui si fa riferimento, è da attribuire al notevole diametro trasverso del torace che scende fra i gomiti causandone un lieve scollamento. A volte il problema è solo nell’eccessivo gioco dei gomiti.

Se questi difetti aumentano in gravità, con o senza un torace bombato, avremo un cagnolismo accentuato, oggi abbastanza comune a vedersi nel ring.

A questo proposito va sottolineato che, quando il conduttore si ostina a presentare il cane obbligandolo a tenere la testa alta, rischia di peggiorare alquanto la situazione. Infatti impedisce all’animale l’abbassamento del bilanciere cervico-cefalico, che è fisiologico durante il trotto allungato, e questo fatto ha due conseguenze: la prima è che si impedisce il normale irrigidimento della colonna, che si evidenzierà con una linea dorsale non tesa e la seconda che diventerà impossibile il normale spostamento in avanti del baricentro sgravando l’anteriore che si alleggerirà più del necessario ed accentuerà lo sfarfallamento frontale.

Quando il cane è visto da dietro, deve muovere con gli arti ben distanziati, mostrando i cuscinetti plantari; vi è una lieve inclinazione dell’asse verticale dell’arto verso l’interno dovuta al single-track, ma non vi sono deviazioni di sorta.

Il difetto più comune è detto stringere dietro e si verifica quando i garretti tendono a toccarsi mentre le punte dei piedi deviano all’esterno. Quando il fenomeno è portato agli estremi, il problema è prevedibile nel soggetto fermo perché è vaccino (vedi difetti di appiombo), la conferma in movimento ci consentirà anche di valutare la gravità della dispersione d’impulso e della perdita del ritmo armonico.

Sempre grazie all’esame in movimento si può apprezzare la solidità della colonna vertebrale che, nella nostra razza, soprattutto nei cani particolarmente pesanti, tende facilmente a cedere. In tal caso si noterà sia l’oscillazione del dorso che una certa disarmonia nel passo, dovuta chiaramente alla perdita della forza d’impulso.

Il cane è prima di tutto un vertebrato, ovvero un animale la cui struttura si basa sulla colonna vertebrale, i difetti a carico di questa devono quindi essere valutati considerando la loro portata.

Capita talora di vedere che un soggetto smetta di trottare per assumere un’andatura basculante nella quale si muovono all’unisono l’arto anteriore e quello posteriore dello stesso lato: l’ambio.

L’ambio, molto frequente nei cani corti ad arti lunghi, non è particolarmente tipico del Terranova per via della lunghezza del suo tronco e della misura media dei suoi arti, ciononostante, quando l’animale è stanco, per riposare i gruppi muscolari normalmente utilizzati per trottare, può rilassarsi ambiando.

L’ambio vivo (pacing, per gli anglosassoni), cioè quell’ambio che sostituisce il trotto, non è bello da vedere e non è funzionalmente vantaggioso, si chiederà quindi al conduttore di fermare il cane e di farlo ripartire al trotto. Nel caso che il soggetto non riesca a trottare ma si ostini ad ambiare significherà che esiste qualche problema strutturale e pertanto il soggetto sarà penalizzato.

Le stesse qualità strutturali, che consentono al Terranova di trottare nel modo più funzionale, lo rendono idoneo al lavoro, che una volta era il traino di piccoli carretti (solo) o di grandi pesi (in muta) e più recentemente: il nuoto, come tutti sanno.

E’ evidente che solo i soggetti armoniosamente costruiti sono in grado di svolgere efficientemente questi compiti assai faticosi.

Entrambe le funzioni sono caratterizzate dalla necessità di sviluppare una potenza fuori dal comune. Oggi, naturalmente, i cani non sono più utilizzati per trainare per fortuna loro, se non a titolo di prove di addestramento e di esibizione. Al contrario tutti conoscono l’attitudine del cane di Terranova per l’acqua e il suo naturale istinto al salvataggio della persona in pericolo.

Abbiamo già avuto modo altrove di sottolineare il fatto che molti cani di diverse razze sono assai predisposti all’acqua e sono eccellenti nuotatori, in questo il Terranova non è certo l’unico, ma è probabilmente il solo che unisce la propensione al nuoto, l’istinto al recupero e la forza fisica indispensabile a trainare la persona fuori dall’acqua senza difficoltà.

Poiché anche nel nuoto la forza motrice viene sviluppata dal treno posteriore, non è difficile intuire che i soggetti, con arti pelvici gracili o difettosi nella struttura, non possono essere i più idonei. Insomma, l’atleta si valuta nella stazione e nel movimento a terra per confermarsi poi anche nel nuoto.

 

 Elenco dei difetti di andatura secondo lo standard Canadese e loro spiegazione:

  1. a) mincing:

movimento corto, passo che non copre, dipende dai raggi ossei corti ed angolature insufficienti.

  1. b) shuffling:

movimento strascicato, pigro, anche dovuto ad obesità e scarso allenamento.

  1. c) crabbing:

movimento a granchio, il cane procede con il tronco obliquo rispetto alla linea che percorre. Dipende spesso da maggiori angolature posteriori rispetto a quelle dell’anteriore, associate a dorso corto. Attenzione perché talvolta è il risultato di guardare continuamente il conduttore tenendo la testa alta e ruotata.

  1. d) too close:

stringere, il difetto di stringere è per lo più legato ad insufficienti diametri trasversi (petto stretto, groppa stretta). Quando si verifica solo nel posteriore è un problema molto comune che origina nell’impostazione scheletrica degli arti pelvici e può associarsi a difetti di appiombo quali il vaccinismo. Questa andatura stressa muscoli e legamenti con la conseguenza di una netta riduzione della funzionalità.

  1. e) weaving:

ondulatorio, ondeggiante sull’anteriore. Si riferisce a un movimento disarmonico che origina da oscillazione laterale dei gomiti e si ripercuote sulla parte distale dell’arto con incrocio dei carpi e deviazione della mano. Difetto grave.

  1. f) crossing over in front:

incrociare gli arti anteriori.

  1. g) toeing out:

cagnolismo

piedi in fuori, letteralmente mettere le dita in fuori. E’ legato alla mancanza di solidità dei carpi perciò è difetto grave. Tra l’altro è piuttosto frequente in soggetti con ossatura insufficiente rispetto alla mole del tronco e con petto insufficientemente sviluppato.

  1. h) hackney:

movimento steppante. L’Hackney è un cavallo da carrozza che muove in maniera caratteristica sollevando l’arto in un gesto “esagerato”. Non è affatto tipico del Terranova mentre può capitare di vederlo in alcune razze di piccola taglia.

  1. i) pacing:

ambio vivo.

 

Il mantello.

Sia nello standard Canadese che in quello Americano le qualità ricercate nel mantello sono espresse molto chiaramente, è inoltre altrettanto esaurientemente sottolineato che il doppio, folto e denso mantello è stato la protezione naturale dell’animale nei climi inclementi e nelle acque gelide dell’isola nativa. Di conseguenza. a parte il periodo fisiologico della muta estiva che vede la caduta di gran parte del sottopelo, il Terranova deve mostrare un pelo doppio: peli di copertura, più lunghi, di tessitura grossa e piuttosto diritti e sottopelo soffice, denso e lanoso, fine di tessitura, sempre abbondante particolarmente sul petto, sulla groppa e sulle culottes.

Il mantello è ordinato in modo naturale, se viene pettinato contropelo i peli ritornano spontaneamente a posto, indice di tessitura forte ed elastica.

E’ piuttosto chiuso, cioè non spara in fuori come quello degli Spitz, questo perchè i peli tendono a cadere, pesanti, l’uno sull’altro. La lunghezza è da moderata ad abbondante, il mantello corto costituisce difetto.

Alcune zone sono importanti per la finitura d’insieme, le frange degli arti anteriori, le culottes alle cosce e la coda piena.

Un mantello abbondante in tutti i sensi conferisce un aspetto più da orso e favorisce l’impressione di mole ed ossatura imponenti ma dovrà essere chiuso ed ordinato per essere pregevole; al contrario l’aspetto irsuto e arruffato non è tipico della razza.

Senza dubbio, tessitura e densità sono più importanti della mera lunghezza.

Il pelo riccio, lanoso, setoso e marcatamente ondulato è decisamente indesiderabile e, detto per inciso, queste caratteristiche sono fortemente trasmissibili alla progenie per cui se ne terrà conto anche in quest’ottica.

Il pelo piatto ed inconsistente è un difetto grave perché non potrà mai proteggere il cane dalle intemperie.

Lo standard USA precisa che l’eccesso di pelo può essere toelettato per un insieme più ordinato, in particolare ci si riferisce alla regione dell’orecchio, ai piedi anteriori e posteriori che tendono a essere ornati da frange lunghe e scomposte.

 

Il colore. 

Nero solido:

Il mantello nel suo insieme non appare lucido ma anzi piuttosto opaco per via dell’abbondante sottopelo, che non è mai nero bensì tendente al marrone-grigiastro.

E’ più lucido sulla testa, cranio escluso, dove seguendo diverse direzioni sulle salienze ossee e muscolari, crea giochi di luce e chiaroscuri.

E’ comune una tonalità un po’ bruciata al petto ed alle natiche, regioni dove e più facile che ciò si accentui sotto il sole estivo.

Sui soggetti di colore nero solido si possono avere marcature bianche. Queste meritano una piccola digressione:
– secondo lo standard Canadese le marcature possono essere al petto, dita e/o punta della coda.

– secondo lo standard USA possono essere al mento, petto, dita e punta della coda, si precisa anche che qualunque quantità di bianco in queste localizzazioni è tipica e non dev’essere penalizzata.

Qualora il bianco salga sui piedi, sull’arto o sulla faccia avremo una deviazione minore.

Questi soggetti vengono volgarmente definiti mismark e, in Europa, vengono spesso penalizzati, più o meno severamente a seconda del giudice.

Voglio qui ricordare che, per motivi storici oltre che genetici, queste marcature non possono essere considerate anomale ne strane ne tantomeno causate da incroci con altre razze; esse rappresentano invece l’introduzione del bianco nel mantello solido, introduzione che è stata alla base dello sviluppo della varietà bianco – nera (per gli anglosassoni Landseer). Non si vede quindi per quale motivo debbano essere tanto sgradite.

– Nessun altro colore oltre al bianco può comparire in un mantello solido. Questa voce fa riferimento alla occasionale e rarissima comparsa di soggetti con focature i quali, evidentemente, sono da squalificarsi.

 

Bianco con pezzature nere (Landseer):

 

Questa varietà è da sempre tipicamente molto apprezzata e, come tutti sanno, prende il nome dal famoso pittore Sir Edwin Landseer che amava particolarmente ritrarre Terranova di tale colore.

Il Landseer ideale presenta fondo bianco puro, con minime o nessuna moschettatura (ticking), su cui si evidenzia la pezzatura rigorosamente nera la cui perfezione è rappresentata da: testa tutta nera tranne che un’eventuale lista bianca che dal tartufo si estende sulla canna nasale detta blaze, (negli ultimi tempi molti giudici ed allevatori della varietà pensano, sbagliando a mio parere, che il blaze turbi l’espressione e preferiscono una testa completamente nera), sella nera ed attaccatura della coda nera. La simmetria e la bellezza della pezzatura sono da tenere in grande considerazione.

Si può facilmente immaginare che geneticamente è impossibile fissare un tipo di macchiature costantemente riproponibile. Ci saranno sempre per ogni soggetto perfettamente pezzato, diversi Landseer troppo bianchi o troppo neri, rispetto all’ideale descritto. In sede di giudizio, la bellezza della pezzatura dovrà essere presa in considerazione solo a parità di altre qualità e mai a scapito del tipo, della struttura e dell’armonia.

Una certa quantità di moschettature può non disturbare la nitidezza del mantello ma l’eccesso di punteggiature indubbiamente non è gradito ma sempre considerando quanto già espresso precedentemente. Prima, infatti, viene il cane e solo per ultimo il colore. E’ intollerabile vedere nel ring cani nettamente superiori per tipicità, simmetria e costruzione messi in fondo alla classifica solo perchè malpezzati: questo nuoce alla razza poiché causa la perdita di soggetti di grande valore che vengono tenuti a casa e finiscono per essere dimenticati in riproduzione.

Marrone solido:

Questa varietà, detta anche Bronzo, è riconosciuta dall’FCI e dall’AKC ma non dal paese d’origine che ammette solo i mantelli neri e quelli bianco – neri.

Il marrone, recessivo del nero, è causato dal doppio “bb” che non consente la formazione di melanine nere, tali soggetti hanno, perciò, tutte le mucose marroni.

Il tono di tale colore varia dal cioccolato scuro fino al rossiccio. Può presentare aree di colore bianco localizzate negli stessi punti descritti per il colore nero.

Gli occhi avranno l’iride, in armonia con il mantello, più chiara dei soggetti pigmentati neri, ma non sarà tollerato un colore francamente giallo che guasta irrimediabilmente l’espressione, ciononostante è raro trovare occhi veramente scuri in questa varietà di colore.

Grigio solido:

Ammesso solo negli Stati Uniti. Altrove è motivo di squalifica.

Il grigio è il diluito del nero solido. Anche qui l’animale non può produrre pigmento nero, di conseguenza avremo tutte le mucose grigie e occhi con iride più chiara, a volte molto chiara di un tono giallo avorio con sfumature grigiastre.

Soggetti grigi possono nascere nelle cucciolate di neri solo se trasmesso da entrambe i genitori.

Ricordiamo che in presenza del genotipo “bb” (che da il marrone) la coppia “dd” diluisce il marrone e produce un colore isabella o crema che è rarissimo e non è riconosciuto da nessun paese.

In sostanza la razza è storicamente formata dalle due varietà, nera e bianconera, e il modo più corretto per la razza stessa è di allevare incrociando le due varietà mantenendo alto il numero dei neri eterozigoti (portatori di bianconero). Il Landseer è quello che patisce di più, essendo recessivo rispetto al colore solido, perchè ne nascono di meno, quindi risente di una popolazione numericamente inferiore.